Una tranquilla mattina di… ehm… lavoro?

Strana giornata, oggi.
Era cominciata già lunedì, quando è arrivata la telefonata.

In sostanza, ho iniziato da pochissimo uno stage. Da talmente poco che finora abbiamo solo configurato i vari pc, prima un pc fisso che si trova in una scuola dove avrei dovuto fare lo stage, poi il pc portatile del mio collega, poi il mio pc di casa. E non è un’operazione banale quanto potrebbe sembrare.

Il primo giorno di stage è stato qualcosa di particolare in effetti: lavorare in una scuola deserta, chiusa per passaggio di gestione, a chi come me è abituato a vederla, o meglio a sentirla, estremamente rumorosa, fa uno strano effetto.
Poi il primo contrordine: non possiamo stare lì. Nessuno potrebbe, in effetti, per evitare problemi. Bene, vorrà dire che lavoreremo da casa nostra. Anzi, meglio, si evita il traffico della mattina.
Lo svantaggio è che devo configurare il mio pc di casa esattamente come era configurato il fisso che era nel laboratorio. Altri due giorni che se ne vanno così.

Lunedì il secondo contrordine: non possiamo lavorare da casa nostra, per problemi di copertura assicurativa. Andiamo solo per un attimo alla scuola, a recuperare un pc portatile per me e copiarci i dati che sono sul disco fisso del pc fisso.
E così passa la mattina.

Se non altro un posto dove stare l’abbiamo trovato, e anche comodo. Ci spostiamo lì e rifacciamo il lavoro di configurazione, che per fortuna è veloce perché sul portatile ci sono già tutti i programmi tranne uno.
Solo che quando possiamo cominciare a fare qualcosa è già pomeriggio. Il nostro tutore ci assegna i compiti, dando per scontato che io sappia comunque cosa dobbiamo fare (il che mi fa molto piacere ma non so fino a che punto è vero), e ci lascia soli in una saletta relativamente tranquilla.

Ci mettiamo al lavoro, su cose abbastanza semplici, e da lì cominciamo a notare problemi che prima non avevamo notato. In particolare, un programma che dovrebbe servire a lavorare tutti su una stessa copia del progetto, permettendoci così di sincronizzare i nostri lavori, in realtà non ci permette di scrivere su quella stessa copia, permettendoci così di non sincronizzare un bel niente.
Ne parliamo con il tutore e decidiamo di pensarci il giorno dopo.

Il problema diventa più serio quando, dopo il caffè di metà pomeriggio, lo stesso programma decide di non farmi vedere quello che ho scritto. Della serie: posso ancora lavorare, sì, ma non ho modo di sapere se quello che scrivo funziona o no, appare come lo vorrei io o no. Lavorare al buio.

E si è fatta sera e ci accorgiamo di aver perso anche questa giornata.
C’è di buono che mi sono ritrovata un pc portatile aziendale.

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